Ricerche multi-country: la traduzione del questionario

mtita

14 lug Ricerche multi-country: la traduzione del questionario

Uno studio di Adacta presentato al convegno European Sensory Network di Nantes da Elisabetta Bandelli (1) approfondisce le problematiche della traduzione e presenta le soluzioni da adottare.

La traduzione del questionario è un aspetto fondamentale affinchè i dati raccolti nei Paesi indagati non diano adito ad incongruità

 

Nella teoria, la traduzione ideale presenta un testo che è identico, per significato, alla versione originale. Sembra semplice, ma non lo è affatto, poiché ogni lingua ha la peculiarità di descrivere il mondo in un modo tutto suo. Basti pensare che se in greco si usano due diversi termini per indicare l’azzurro chiaro e quello scuro, in giapponese lo stesso termine può significare blu o verde, o una sfumatura intermedia.

Per il traduttore ovviamente è fondamentale non solo conoscere a fondo entrambe le lingue in cui lavora (quella in cui è redatto il testo originale, detta Source Language, e quella in cui si traduce il testo, detta Target Language). Egli deve essere a proprio agio anche con l’argomento trattato, motivo per cui i traduttori di solito sono specializzati in un certo campo, dalla letteratura alla medicina all’economia alla giurisprudenza.

Nel caso delle ricerche multi-country, ci sono tre aspetti fondamentali di cui tener conto, perché un questionario possa definirsi ben tradotto:

  • l’equivalenza semantica tra lingue. Si richiede che i termini e la struttura delle frasi nel testo tradotto esprimano lo stesso significato della lingua di origine
  • l’equivalenza concettuale tra culture: si richiede che l’item o il concetto che il questionario intende misurare sia lo stesso in tutte le lingue, anche se la scelta dei termini usati per descriverlo può risultare differente
  • l’equivalenza normativa con il questionario di origine: si richiede che il testo tradotto sia in grado di tener conto correttamente delle cosiddette regole sociali dei vari Paesi, che possono essere differenti.

Se è vero che di norma il traduttore lavora da solo, vale la pena di sottolineare che nelle ricerche multi-country quello della traduzione è un lavoro di squadra: il ricercatore che ha steso il questionario dovrà infatti spiegare al traduttore che cosa intende esattamente con ogni domanda e concetto proposto. Il traduttore poi è sempre coadiuvato da un collega, poiché la procedura prevede che dopo la traduzione ci sia la back translation, e cioè una traduzione del questionario “inversa”, dalla lingua target verso la lingua di origine, per verificare che il prodotto sia assimilabile al testo di partenza, e che nel processo di traduzione non siano insorti errori o ambiguità a livello di significato. Se la back translation evidenzia incongruità, si dovrebbe procedere con un nuovo traduttore ad una nuova traduzione del testo originale verso la lingua target, rifare la back translation, e ripetere questa procedura fino ad ottenere una traduzione impeccabile.

A volte però questo modo di procedere non è sufficiente a garantire un questionario coerente in tutte le sue varie declinazioni linguistiche, soprattutto quando i Paesi coinvolti nella ricerca sono tanti e molto diversi tra loro. Per ridurre al minimo le distorsioni provocate dalla diversità dei contesti sociali e culturali, si adotta quindi il metodo denominato “decentering”. Si tratta di un metodo che oltre ai traduttori coinvolge anche esperti delle varie culture in cui si condurrà la ricerca, i quali dovranno aiutare ad individuare una formulazione linguistica “equivalente nel significato” anche se non equivalente nella verbalizzazione, in modo da garantire l’esatta comprensione della domanda e delle modalità di risposta.

Per fare solo un esempio, quando da un questionario in inglese bisogna tradurre “pasta as a side dish”, noi italiani non possiamo che sorridere…. Usiamo mai la pasta come accompagnamento o contorno? Noi no, ma ad esempio in Germania o in Austria pasta o riso vengono proposti nel piatto che contiene la portata principale come accompagnamento. Oppure, quando usiamo il termine “in gramaglie” noi pensiamo al nero, ma in vari Paesi il colore del lutto è il bianco….

I trabocchetti dunque sono sempre in agguato, ed in letteratura esistono oramai delle “regole d’oro” per chi costruisce un questionario e per chi lo traduce, che vale la pena seguire:

  • Verificare sempre la coerenza semantica: talvolta è questa la vera causa di errori, e non le diversità culturali
  • Evitare l’uso di termini ambigui nella lingua originale può solo portare ad ambiguità o indurre a interpretazioni personali nella lingua target
  • Fare attenzione a non concentrarsi sui singoli termini, piuttosto che sul significato più ampio della domanda: il risultato potrebbe essere una domanda diversa da quella che si intendeva, o un uso scorretto o non idiomatico della lingua target
  • Evitare le espressioni idiomatiche nella lingua originale, in quanto difficilmente hanno un loro equivalente nella lingua target

Una volta ottenuta la traduzione finale del questionario e prima della sua somministrazione al campione, questo dovrà essere sempre testato con un ultimo “pre-testing” in fase pilota. Il motivo? Una questione di “registro”: il questionario si rivolge ad un campione eterogeneo per scolarità e cultura, dunque sarà necessario assicurarsi che il linguaggio utilizzato sia chiaramente comprensibile a tutti i livelli.

 

(1) Laureata presso la Facoltà di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, International Contact Partner in Adacta

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