La guerra allo spreco alimentare è diventata mondiale. E le armi sono davvero tante

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18 set La guerra allo spreco alimentare è diventata mondiale. E le armi sono davvero tante

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sugli Sprechi Alimentari, ogni famiglia italiana butta via in media ogni anno circa 600 euro di alimenti acquistati ma non consumati. Ma la lotta agli sprechi alimentari è già cominciata!

Le iniziative sono già numerose e destinate ad aumentare. Ora si tratta di farle conoscere, ottimizzarle, diffonderle

Da tutte le nazioni provengono iniziative, idee, spunti. Alcuni appaiono davvero semplici e facili da adottare, come il Frigo Solidale presente in diversi comuni di piccole dimensioni della Germania e della Spagna.

Si tratta banalmente di un grande frigorifero accessibile a tutti, da cui tutti possono prelevare e nel quale tutti possono lasciare qualcosa. Chiunque può partecipare, sia lasciando che prendendo del cibo. Inizialmente la gente era scettica, e credeva si trattasse solo di beneficenza, ma poi ha accolto di buon grado il frigorifero quando ha capito che è a disposizione di tutti. “Non importa chi lo prende – dichiarano gli ideatori – potrebbe anche passare il Presidente e servirsi. Lo scopo è recuperare il cibo e lottare contro lo spreco.”

Vi sono delle regole precise sul tipo di alimenti e sulle modalità di confezionamento di quelli fatti in casa (infatti si possono anche lasciare preparazioni casalinghe); alcuni volontari controllano periodicamente che il cibo sia in buone condizioni, ma pare che tale prassi sia quasi inutile, tanto il frigo è frequentato.

Si tratta indubbiamente di un modo efficace non solo per combattere gli sprechi, ma anche per coinvolgere un’intera comunità nel foodsharing. In effetti i gruppi sui social network per organizzarsi e condividere gli avanzi sono numerosi, ma purtroppo ne vengono esclusi coloro che non usano internet e che costituiscono invece proprio la fascia più disagiata. In questo modo è tutto più diretto e semplice, soprattutto in aree di piccole dimensioni.

In Belgio, nei comuni di Herstal e di Namur una nuova norma impone ai supermercati di donare i prodotti invenduti ancora buoni alle associazioni di volontariato che li ridistribuiscono alle persone indigenti.

Negli Stati Uniti è stato inaugurato il supermercato del cibo scaduto in cui è possibile prelevare tutti quei prodotti scaduti da poco ma ancora in ottimo stato come ad esempio pasta o biscotti.

E sempre negli Stati Uniti, la culla del fast food e del cibo spazzatura, hanno lanciato l’esperimento di WastEd, letteralmente “educazione sullo spreco”. Per tre settimane, in un prestigioso e raffinato ristorante, è stato proposto un menu all’insegna del cibo riciclato. Il menu ha previsto l’utilizzo di ingredienti che supermercati e altri ristoranti avrebbero gettato nella pattumiera: dalle lische di pesce, al siero dei formaggi alle bucce delle verdure, per finire ai cibi scartati perché non rispondono ai canoni estetici richiesti da consumatore. All’interno del ristorante-esperimento anche l’arredamento è stato modificato, dalle pareti coperte del tessuto industriale che nelle campagne protegge i raccolti da freddo, vento e parassiti, ai tavoli sostituiti da lastre di micelio, una plastica biodegradabile.

L’esperimento è stato messo in atto come una vera e propria opera di sensibilizzazione contro la problematica dello spreco alimentare.

Anche in Italia il campo della ristorazione ha voluto dare il proprio contributo: vediamo ad esempio il progetto “Lago Maggiore Meeting Industry” con alcuni grandi hotel che hanno avviato il recupero delle colazioni (pane, torte, brioche e biscotti) da donare ad una fondazione che si occupa della ridistribuzione.

Buttare via il cibo, sapendo che esiste qualcuno per il quale quella “spazzatura” farebbe la differenza, è una prassi che ADACTA ha rifiutato fin dall’inizio della sua attività di product testing. Con l’autorizzazione dei suo clienti, quasi tutte le rimanenze delle migliaia di test di prodotto condotti in oltre vent’anni di attività sono stati regolarmente donati a strutture di accoglienza per bambini o anziani.

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