È proprio vero che una medicina non è buona (efficace) se non è cattiva?

articolo Silvia_WP

30 mag È proprio vero che una medicina non è buona (efficace) se non è cattiva?

Anche le aziende farmaceutiche ricorrono all’analisi sensoriale per aumentare il loro potenziale competitivo nel mercato dei farmaci da banco, affinché anche questi prodotti non siano più solo buoni dal punto di vista dell’efficacia farmacologica.

 

LO SCENARIO
Quante volte da piccoli (e non solo) ci siamo trovati, in preda a tosse e raffreddore, a dover subire il rituale punitivo perpetrato da una medicina dal sapore insopportabilmente cattivo? I più fortunati (o quelli particolarmente resistenti ad aprire la bocca) sopperivano al fastidioso e persistente retrogusto succhiando una deliziosa caramella dal gusto zuccheroso non appena ingollata la terribile pozione. E pensare che hanno persino cercato di farci credere che una medicina efficace DEVE essere “cattiva”. Bene, a quanto pare l’era delle medicine cattive potrebbe volgere al termine.

Succede, infatti, che anche in Italia le aziende produttrici dei “medicinali da banco” pongono sempre più attenzione al “gusto” dei loro prodotti che, a parità di “principio attivo” ed “effetto clinico” conclamato, competono sul mercato non solo basando la propria forza sulla notorietà e reputazione del brand, nonché sul prezzo, ma anche giocandosi la partita sul campo della qualità sensoriale.

Ecco come una nota azienda farmaceutica ha migliorato la percezione sensoriale di un prodotto OTC, ricorrendo ad uno studio sensoriale sul prodotto per mettere a punto il profilo aromatico-gustativo più performante per l’utilizzatore finale. E dopo questa prima applicazione, sperimentale per un’azienda classicamente non abituata a questo tipo di studi, le indagini consumer&sensory sono entrate ufficialmente nel protocollo di sviluppo dei nuovi prodotti.

GLI OBIETTIVI DELLO STUDIO
Individuare la formulazione più apprezzata tra quattro differenti proposte e rilevare le eventuali aree di miglioramento del profilo aromatico-gustativo.

Determinare il grado di appropriatezza delle proposte aromatiche al tipo di destinazione d’uso.

IL METODO
Come quasi sempre indicato negli studi di messa a punto di un prodotto, la ricerca ha visto l’impiego di un doppio approccio metodologico combinato: da un lato il product test, condotto con un campione di consumatori, e dall’altro l’analisi sensoriale oggettiva eseguita da giudici addestrati alle metodologie sensoriali. Nello specifico, è stato applicato il metodo TDS – Temporal Dominance of Sensation – che consente di descrivere il profilo oggettivo di un prodotto misurandone l’evoluzione temporale durante il consumo.

L’ assaggio dei prodotti è stato condotto osservando quanto predisposto dalla normativa vigente in ambito sanitario.

I RISULTATI
Il campione di consumatori ha valutato 4 differenti formulazioni tutte caratterizzate da 2 note aromatiche comuni più alcuni aromi/flavour specifici responsabili delle differenziazione tra le 4 proposte a causa delle differente interazione con le note di base. L’analisi dei dati ha fornito risultati non particolarmente discriminanti tra le diverse proposte in termini di gradimento, mostrando però un maggior e significativo apprezzamento per la formulazione meno complessa dal punto di vista aromatico che è anche quella che, secondo il giudizio del consumatore, presenta il gusto più appropriato alla destinazione d’uso.

Il profilo di adeguatezza ha consentito di individuare potenziali aree di miglioramento delle diverse proposte. Le raccomandazioni ricavate, puntando in particolare sulla formulazione più apprezzata, indirizzano lo sviluppo verso un prodotto maggiormente connotato dal punto di vista aromatico.

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