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Caro Augias,
sono Giorgio Visintini, uno degli anziani del mestiere dei sondaggi, avendo iniziato nel 1958, prima alla scuola di Luzzatto Fegiz in Doxa e poi fondando la Abacus alla fine degli anni '70, dove ho avuto il piacere di lavorare con Nando Pagnoncelli, che mi legge in copia : le confesso che lunedì sera ho sofferto, oltre che per il progressivo restringersi del margine attribuito in partenza all' Unione dagli exit poll Nexus, anche per il pessimo servizio reso all'immagine dei sondaggi, già tanto contestati.
Il fenomeno della sottostima di alcune forze politiche nelle intenzioni di voto in Italia ha radici lontane, tanto che la % di coloro che, nei sondaggi, non rispondono alla domanda 'per chi voterà ' è stata sempre prossima al 30%, comprendendo 3 categorie diverse di soggetti: quelli che non andranno a votare ( astensionisti), quelli che non hanno ancora deciso ( incerti) e quelli che, per ragioni diverse, non vogliono esprimere il proprio orientamento politico (mimetizzati); a questi fenomeni vanno aggiunti i rifiuti a farsi intervistare, che , se non correttamente gestiti, portano a distorsioni del campione che ampliano il margine di errore dei risultati.
Se il sondaggio è fatto di poche domande, magari rivolte per telefono, mancano gli elementi per stimare la ripartizione degli indecisi e dei mimetizzati; oltre alle domande sul voto, un buon sondaggio dovrebbe contenere una serie di domande di opinione sui principali temi della campagna elettorale, o dell'attualità, in modo che sia possibile desumere, da un insieme di risposte, l'orientamento politico dell'elettore mimetizzato e, rispettivamente, assegnare una probabilità di scelta all'elettore incerto, se non a livello di singolo partito, almeno a livello di coalizione ( Unione o Casa delle Libertà). Ma fare un buon sondaggio è costoso, perchè richiede l'uso di metodologie sofisticate di campionamento ed esperti di sociologia politica per la redazione dei questionari e la Committenza dei sondaggi, che si tratti di giornali o di partiti, non è generalmente disposta a sostenere i costi necessari per avere una sola informazione di base ( l'orientamento di voto).
L'exit poll è una tipologia di sondaggio, apparentemente più semplice ( non ci sono nè astensionisti, nè incerti), dove però è molto difficile correggere le distorsioni prodotte dall'elevato numero di rifiuti ( elettori che non accettano di rispondere all'invito di votare una seconda volta infilando la scheda nell'urna, dopo essere stati scelti all'uscita del seggio secondo un rigoroso criterio di campionamento, per esempio 1 ogni 20 per avere circa 30 votanti per seggio, dalle 8 del mattino della domenica fino all'orario di chiusura dei seggi) per cui le stime sono inevitabilmente deboli, per ragioni statistiche di rappresentatività del campione. E' anche probabile che, per dare i risultati alla chiusura dei seggi, i votanti delle ultime ore del lunedì non siano nemmeno stati considerati.
E' ampiamente dimostrato che il tasso di rifiuto dell'intervista è superiore fra gli anziani, fra i livelli inferiori di istruzione, fra categorie sociali che hanno peso diverso nell'elettorato dei principali partiti o delle due coalizioni, con l'inevitabile conseguenza di distorcerne le stime.
Fin tanto che il tasso di rifiuto dell'intervista, all'uscita dai seggi, rimarrà elevato è meglio rinunciare agli exit poll.
Completamente diverso è il discorso delle proiezioni, dove , lavorando su un campione di 2000 seggi, rappresentativo dei seggi elettorali a livello regionale, non è possibile commettere, a livello nazionale, errori che vadano al di là dello 0,1-0,2% per partiti che abbiano un bacino di voti superiore all 1%.
20 anni fa, quando sono state fatte le prime proiezioni in Italia, prima dalla Doxa e poi dalla Abacus, senza le tecnologie esistenti oggi ( PDA, cellulari, collegamenti a Internet), le prime proiezioni venivano fornite dopo un'ora e dopo 3 ore si avevano già i risultati presso che definitivi ; oggi chi si occupa di sondaggi e stime statistiche viene definito correntemente sondaggista ( espressione che denota già un' attività poco seria, di mago se azzecca i numeri, o di...pressapochista se li sbaglia), perchè sta prevalendo la convinzione che per fare un sondaggio sia sufficiente rivolgere una domanda attraverso lo schermo televisivo, un giornale o Internet e conteggiare le risposte e che chiunque possa farlo.
Io non mi occupo più attivamente di sondaggi, ma, contando sulla sua collaborazione desidero lanciare un appello ai colleghi perchè non vengano accettati incarichi che non consentono di garantire sufficiente affidabilità alle stime che si producono: tradotto in parole chiare ciò significa che, con i tassi di rifiuto attuali, non è possibile organizzare exit poll con decine di migliaia di casi, garantendo allo stesso tempo perfetta rappresentatività del campione e pubblicazione dei dati alla chiusura dei seggi: quindi meglio aspettare un'ora e affidarsi alle proiezioni.
Per quanto riguarda, più in generale, i sondaggi lo stesso Nando Pagnoncelli, attuale Presidente dell' Assirm (Associazione delle società di ricerche di mercato), ha ricordato in questi giorni che la ricerca campionaria produce delle stime che hanno un margine di errore, su un campione nazionale di 1000 casi, compreso mediamente fra più o meno 2%, per cui una stima del 10% può variare dal 8 al 12%, per effetto del solo errore statistico e questo se il lavoro viene condotto a regola d'arte; se poi si aggiunge la necessità di individuare i mimetizzati e di stimare l'orientamento degli incerti, senza adeguate informazioni supplementari, si può facilmente comprendere che la distanza diventa incolmabile fra le attese riposte nei sondaggi e quello che i sondaggi possono realmente dare.
Concludo formulando l'augurio che si apra un dibattito pubblico, su una testata autorevole come Repubblica o, in altre sedi,che consenta a tutti, dirigenti politici e delle istituzioni, professionisti della comunicazione e anche giovani colleghi, di capire meglio che cos'é, come si fa, e che cosa ci si può aspettare da un sondaggio; basta prendere l'esempio dalle aziende che da oltre 50 anni continuano a commissionare ricerche di mercato e sondaggi per conoscere i consumatori e le loro aspettative, stimarne le scelte a favore di un prodotto rispetto ad altri e capirne le motivazioni.
Confido nella sua disponibilità ad aprire questo dibattito e La saluto ben cordialmente
Giorgio Visintini
Giorgio Visintini
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