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Coordinamento multi-country - il backstage

Di recente Adacta, in collaborazione con il Censis, ha condotto uno studio che ha visto coinvolte 10 metropoli nel mondo: oltre a Roma, Il Cairo, Londra, Mosca, Mumbai, New York, Parigi, Pechino, San Paolo, Tokyo. 500 interviste telefoniche per indagare la percezione degli abitanti sulla sicurezza nelle rispettive città di residenza.


Per chi in Adacta organizza le ricerche multi-country, ed ha una formazione fondata sullo studio delle lingue straniere, è stata un’esperienza entusiasmante, l’occasione di confrontarsi con tante culture diverse e toccare con mano realtà che difficilmente emergono dai soli dati di una ricerca di mercato.   

Alla luce di questa esperienza siamo portati a dire che  “globalizzazione” è certamente un termine più applicabile agli stili di consumo che al reale modello di vita di una nazione e di un popolo (o quanto meno non ancora e, verrebbe voglia di aggiungere, “per fortuna”). Infatti  le distanze fisiche e culturali sono emerse con prepotenza, già in fase iniziale di traduzione e trasposizione del questionario nelle varie lingue, alle modalità di somministrazione delle interviste. Non tutti i cittadini del mondo amano essere chiamati al telefono, non tutti adorano conversare a lungo, non tutti adottano gli stessi termini per esprimere un certo concetto. Insomma, il mondo è bello, perché vario!

L’operazione è iniziata con la scelta dei vari partner nel mondo che avrebbero collaborato alla ricerca. La nostra società aveva già partner collaudati ed affidabili in grandi metropoli come Parigi, Londra, New York, o Tokyo, ma certamente non avevamo mai avuto occasione di lavorare con società Egiziane o Indiane.

Appartenenza ad un network internazionale, tempestività e precisione nelle risposte alle nostre richieste, e capacità di rispettare i tempi di consegna hanno costituito gli elementi preferenziali su cui basare la scelta degli istituti partner. Va aggiunto poi che sul versante organizzativo non è stato semplicissimo coniugare le esigenze di comunicazione “in tempo reale” con i tanti fusi orari.

La traduzione del questionario ha rappresentato il momento forse più delicato e impegnativo dell’intera ricerca, con il  coinvolgimento di “tante teste” in quanto il questionario doveva costituire uno strumento adattabile alle varie realtà culturali, ma allo stesso tempo essere in grado di garantire dati coerenti ed omogenei da tutti i punti di campionamento nel mondo.  Si è pertanto scelto, anche in questa occasione, di usare come di consuetudine l’inglese come la lingua veicolo tra Adacta ed i vari Paesi, e di riesaminare il contenuto di ogni domanda (modalità di risposta comprese) con ogni singola nazione, per evitare la rischiosa presenza di “false friends” o l’interpretazione errata di alcuni concetti.

E così si è scoperto che, ad esempio, in Cina con il termine “immigrant” si intende anche chi è di una provincia cinese diversa dalla propria, e non soltanto chi proviene da un’altra nazione; che la definizione di classe sociale è altamente aleatoria e totalmente fuorviante se la stessa domanda viene posta in Egitto e in Russia o in Brasile, che i giapponesi non sono mai a casa se non a notte fonda ed è virtualmente impossibile intervistarli telefonicamente senza svegliarli…..e che sempre in Giappone la classica domanda sulla scolarità che prende in considerazione la licenza di scuola media non ha praticamente senso in quanto in questa nazione la scuola dell’obbligo va ben oltre le medie….

Dunque, al di là dell’elaborazione statistica dei dati, il contatto quotidiano con i colleghi internazionali impegnati a recepire ed interpretare le finalità di questo studio,  e a spiegare a loro volta le dinamiche interne al loro Paese, ci hanno confermato che il preconcetto è sempre in agguato: spesso, infatti, la percezione che si ha dall’esterno di certe realtà può essere esattamente l’opposto rispetto alla sensazione di chi, queste realtà, le vive quotidianamente. 


International Contact Team

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