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Successi e contraddizioni nello sviluppo del settore del marketing research italiano

Assirm ha condotto uno studio per verificare l’andamento del settore della ricerca di mercato in Italia nel 2007 ed analizzare le cause di eventuali incrementi o perdite.

I dati da confrontare sono stati tanti e diversificati (fatturato, acquisito, tipologia di indagine, di utenza, ecc.) ma è stato possibile tuttavia tirare qualche somma.

In termini assoluti, il fatturato registrato dai 47 istituti aderenti ad Assirm, che rappresenta circa l’80% del fatturato dell’intero settore delle ricerche di mercato in Italia, ha registrato una crescita e si è assestato su poco meno di 500 milioni di euro.

Da un confronto dei dati forniti da 31 istituti ad hoc e 4 istituti panel membri Assirm sia per il 2006 che per il 2007, la crescita registrata è stata del circa 4,9%.

In questo scenario globale va sottolineato che la quota d’incidenza delle ricerche internazionali, pur rappresentando ancora una quota decisamente marginale nell’ambito dell’intero settore, con solo il 10,7% delle ricerche “da estero ad Italia” ed il 9,2% delle ricerche “da Italia ad estero”, ha tuttavia fatto registrare un confortante aumento (+14,4% le prime e un bel +37,3% le seconde).

Naturalmente i restanti 4/5 del settore appartengono al mercato delle ricerche nazionali, che vedono le quantitative fare la parte del leone con una quota del 78,6%  (in calo rispetto al 2006), seguite dalle indagini qualitative (17,0%) , che invece hanno registrato un incremento rispetto al 15,4% del 2006; in termini economici, però, l’aumento registrato è stato più contenuto (+13,8% l’acquisito).

Il dato sull’incremento delle qualitative è decisamente soddisfacente: secondo Cecilia Gobbi, Direttore Generale di Assirm, è proprio quando i tempi sono difficili, complessi, precari, che si tende a provare a spiegare i meccanismi, le dinamiche e puntare al qualitativo piuttosto che misurare e quantificare.

Per quanto riguarda le quantitative va evidenziato, inoltre, che lo zoccolo duro è rappresentato dalle indagini continuative: dato positivo poiché testimonia il fatto che va sempre più radicandosi l’idea che la ricerca sia uno strumento aziendale strategico, un punto fermo dei processi decisionali e di marketing delle aziende moderne.

Purtroppo l’Italia non sembra tuttavia in grado di stare al passo con i tempi, anche se ci prova: la tecnica quantitativa preferita resta ancora l’intervista telefonica o face-to-face, però le indagini online, anche se con quote decisamente minoritarie, sono in aumento. Le indagini tramite CAWI si sono assestate al 3,6% nel 2007, ma il dato importante è quello che emerge dal confronto con il 2006, rispetto al quale c’è stato un incremento dell’acquisito del 77,3%.

Va detto che queste cifre potrebbero essere parzialmente sottostimate, poiché, anche se è vero che Assirm rappresenta la maggioranza degli istituti di ricerca italiani, è anche vero che tutte le piccole società che operano al di fuori dell’associazione operano principalmente proprio sul versante delle ricerche online.

Va detto infine che i beni di largo consumo rappresentano ancora il principale settore d’utenza del marketing research italiano, seguiti a ruota dai farmaceutici e poi, per entità di investimento, da media/entertainment ed elettronica ed informatica, mentre la categoria veicoli è decisamente in calo.

Questa analisi sull’andamento del marketing research italiano non poteva non concludersi con alcune considerazioni fondamentali su un tema oggi molto dibattuto e che va ben oltre i confini del settore che stiamo analizzando: la capacità di dare il giusto valore alla qualità del lavoro e alla competenza di chi lo fornisce.

Accade infatti talvolta che lo scopo finale sia quello di abbattere il costo finale di una ricerca, a scapito della qualità, expertise, serietà professionale, attenzione al dettaglio e al controllo. Questo fenomeno si verifica quando la "logica del sottoprezzo" diventa il principale parametro di scelta, con risultati ovviamente deludenti se non inutili, e con il rischio di offuscare l'immagine dell'intero settore delle ricerche di mercato.


Marina Troiano

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