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Gli amanti del biologico in Italia continuano a crescere

A suffragare l’interesse per il biologico, il successo della Biodomenica 2009, che ha visto oltre centomila cittadini in tutta Italia partecipare alla decima edizione dell'iniziativa lanciata dall'Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Coldiretti e Legambiente.


Secondo l'Istituto di servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), nel primo semestre dell'anno i consumi di prodotti biologici in Italia hanno registrato una crescita, in controtendenza con l'andamento generale, con aumenti più consistenti per gli ortofrutticoli freschi e trasformati (37,8%), le bevande (+11,6%) e le uova (+24,3%). Il giro d’affari del mercato biologico italiano ammonta a tre miliardi di euro e può contare su 1.645 aziende agricole con vendita diretta, 208 mercatini, 1114 negozi e 110 siti specializzati per l'acquisto on line, tutti in aumento secondo i dati bio bank del 2008. Nelle mense bio sono stati serviti oltre un milione di pasti con una crescita del 700 per cento negli ultimi dieci anni e c'è la possibilità di mangiare fuori anche in 360 ristoranti (+20%) e in 1.178 agriturismi con menù bio.

Un indubbio successo di mercato, da un lato,  che però non si trasferisce completamente alla produzione agricola nazionale: i terreni coltivati a biologico infatti, nel 2008 hanno subito una riduzione di circa il 12,8% mentre il numero di produttori è calato del 2,6%. Parallelamente poi, negli ultimi due anni le importazioni extracomunitarie di biologico sono triplicate. "Di fronte all'aumento del 200% dei prodotti importati, che rischiano di essere spacciati come Made in Italy – dichiara il presidente della Coldiretti Sergio Marini - è necessario introdurre al più presto il marchio del biologico italiano; c’è un numero crescente di consumatori che non si accontenta di acquistare biologico ma vuole anche un prodotto locale che non deve percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti prima di giungere in tavola”.


A questo trend incoraggiante, che pare ricondurre ad un’evoluzione del consumo non più basato sugli status sociali ma sugli “stili di vita”, sull'attenzione ai temi di salute e natura, si contrappone però la scarsa conoscenza, emersa da un altro sondaggio realizzato da Legambiente su un campione casuale di 1000 persone, di prodotti tipicamente italiani.

Ad esempio, solo 4 italiani su 10 conoscono le giuggiole. Ma non è solo questo, il frutto "dimenticato" in Italia: nella lista degli sconosciuti alla maggior parte degli intervistati ci sono anche il corbezzolo, la nespola, la mora di gelso, la carruba, il corniolo e tanti altri ancora. A fronte di più di 2000 varietà di mele, il 75% della popolazione ne conosce solo 5 tipi, il 17% ne ricorda almeno 8, mentre solo l`8% arriva ad elencarne più di 10. Ma non è l`unico aspetto che sfugge agli italiani. Più del 63% non sa, infatti, che a seconda delle stagioni al mercato può trovare varietà differenti dello stesso prodotto ortofrutticolo.

In cima alla classifica dei frutti inediti e dimenticati spicca l’azzeruolo conosciuto solo dal 15%, seguito dalla sorba (17%), il corbezzolo (27%), il corniolo (32%), la pera volpina (38%), la giuggiola (40%) e la mora di gelso (72%). Svettano in cima alla classifica la carruba (75%), la nespola (82%) e – inaspettatamente -  il melograno, noto a solo l`89%.


Elisabetta Bandelli

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